Il Caffè Mediterraneo – Intervista al fotografo Salvatore Colloridi

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In Foto – I Volontari del Servizio Civile Garanzia Giovani – Progetto  “Vivere Insieme”, il Fotografo Salvatore Colloridi e l’ Assessore Valentina Martello.

IL BORGO DI CINQUEFRONDI RINASCE GRAZIE AGLI IMMIGRATI DELL’EST EUROPEO: IL RACCONTO FOTOGRAFICO DI UN CAMBIAMENTO.

POLISTENA – Nasce oggi “Il caffè mediterraneo”, rubrica a cura dei volontari di servizio civile del progetto “Vivere Insieme” del Comune di Polistena. L’iniziativa ha lo scopo di mettere in rete esperienze e testimonianze legate agli ambiti dell’integrazione e della solidarietà tra i popoli, intervistando alcune delle personalità locali che si sono distinte nei diversi settori culturali in Calabria, in Italia e nel mondo intero.

La prima puntata è dedicata a Salvatore Colloridi, fotografo professionista che, per lavoro e per passione, ha registrato e raccontato il cambiamento dei nostri centri storici. Nel corso dell’intervista ci parla di fotografia e integrazione.

 

  1. Salvatore Colloridi, fotografo professionista, ha partecipato al contest Leica Experience 2015, vincendolo con un reportage di 12 foto rappresentative del borgo di Cinquefrondi.

Si tratta di un contest che promuove la cultura fotografica attraverso i concorsi.  È rivolto a professionisti e propone come tema la relazione tra l’uomo e l’ambiente. In queste foto doveva emergere la capacità di osservazione da parte del fotografo e il modo in cui riesce a sviluppare l’argomento proposto. Al vincitore sarebbe stata data l’opportunità di partecipare a un Workshop a Cortona, dove si tiene ogni anno un Festival della fotografia molto importante.

 

  1. Com’è ha trovato l’idea per il suo reportage fotografico?

 Sostanzialmente è nata per caso. Con la mia partecipazione al contest mi è stata data in prestito per una settimana una macchina fotografica “Leica”, con la quale dovevo realizzare il lavoro da presentare. Nel mio archivio non avevo una serie di immagini precise che avessero un filo conduttore affine al tema; ho iniziato così a cercare una fonte di ispirazione, cosa non immediata. Al giorno d’oggi scattare delle fotografie amatoriali è molto semplice, però cogliere con la fotografia un significato utile e concreto diviene un’operazione complessa. Iniziai così, macchina fotografica alla mano, a girovagare per i vicoli di Cinquefrondi, luoghi non frequentati da tempo. Ricordavo il quartiere del Borgo, antico centro storico del paese, pieno di ruderi e case sul punto di crollare. Allora, a distanza di anni, lo ritrovai rinnovato e ravvivato dalla presenza di case colorate, abitate perlopiù da famiglie bulgare e rumene, le quali tutt’ora si guadagnano da vivere onestamente, lavorando come badanti o nei campi. L’aspetto che mi ha colpito maggiormente è stato il fatto inaspettato che proprio grazie a loro, facenti parte di un’altra comunità e di un’altra cultura questo quartiere ha avuto una nuova occasione e una vera e propria rinascita. Il centro storico è stato oggetto di riqualificazione urbanistica e ha ripreso a vivere. Così mi sono detto “questo è il lavoro che fa per me”.

 

  1. Durante le giornate passate in questo luogo ha riscontrato realmente l’integrazione e l’interazione degli immigrati con l’ambiente circostante?

Purtroppo non completamente. Molti di loro si sono pienamente integrati, soprattutto i più giovani in quanto meglio predisposti alla comunicazione e flessibili di fronte ai cambiamenti. Molto spesso, infatti, mi capita di incontrare in palestra o in piazza alcuni ragazzi stranieri, con i quali ho instaurato un bel rapporto di amicizia. Tuttavia nel complesso la nostra comunità non sembra ancora del tutto pronta e adeguatamente sensibilizzata. È facile parlare di integrazione, accoglienza e ospitalità ma realizzarli attivamente nella rete sociale è molto più arduo. Sono certo che con impegno responsabile e campagne di sensibilizzazione adeguate e mirate, riusciremo a raggiungere l’obiettivo e “vivere insieme”.

 

  1. Quali sono state le sue emozioni e sensazioni dietro l’obbiettivo, soprattutto considerando che ha passato davvero molto tempo fra le vie del borgo di Cinquefrondi?

Ovviamente noto la differenza, ho sentito odori diversi, tipici della cucina straniera, ma anche musica per noi insolita.  Da piccolo passavo spesso in bici per quei vicoli ma la realtà attuale è molto distante dai miei ricordi. Avevo impressi nella memoria solo ruderi abbandonati e abitazioni fatiscenti. E ora rivedere il centro storico riqualificato, animato da chiacchiere, bambini che scorrazzano felici e che giocano, persone in fermento e in movimento è stata una sensazione piacevole e accogliente.

 

  1. Quale tra le diverse fotografie scattate per questo reportage ha ottenuto maggior interesse e riscontro da parte della giuria?

La foto che ha riscosso più successo e gradimento è stata una foto per così dire banale, ma di grande impatto. Questa foto ritrae una legnaia improvvisata e proprio lì accanto, i vari contenitori della raccolta differenziata dei rifiuti. Su ognuno era attaccato un cartello con il nome del materiale e tra questi spiccava la scritta in italiano improvvisato “PLASTIKA”. In quel periodo, a Cinquefrondi eravamo ancora agli esordi della raccolta differenziata e noi cittadini avevamo a delle perplessità per quanto riguardava l’organizzazione e la gestione dei rifiuti. L’aspetto esilarante, ma allo stesso tempo importante e sinonimo di civiltà, è stato il modo in cui la comunità straniera aveva organizzato la raccolta, con grande criterio e scrupolo. Questa fotografia è il simbolo del rispetto delle regole civili e sociali da parte di questi immigrati ed è sintomatico del loro slancio volontaristico verso l’integrazione con l’ambiente e il Paese nel quale hanno deciso di vivere per necessità e per lavoro.

Di seguito, alcune delle foto premiate:

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