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1° MARCIA NAZIONALE DEGLI AMMINISTRATORI SOTTO TIRO. Polistena 24 giugno 2016

sindaco tripodi
ven 24 giu, 2016

INTERVENTO INTEGRALE DI APERTURA DEL SINDACO DI POLISTENA MICHELE TRIPODI

Cittadini, giunti da ogni parte d'Italia, GRAZIE di essere qui.

 Saluto tutti a cominciare da Don Luigi Ciotti presidente dell'Associazione Libera, il viceministro Bubbico, le presidenti delle commissioni antimafia e amministratori sotto tiro Bindy e Lo Moro, il presidente di Avviso Pubblico Montà, i vari rappresentanti di regione e comuni, Sindaci ed amministratori locali, magistrati, rappresentanti delle forze dell'ordine, associazioni, enti, partiti, sindacati.

 GRAZIE, per aver sentito il dovere ed il bisogno di partecipare a questa importante manifestazione, la prima, ideata ed organizzata dall'Associazione "Avviso Pubblico", Marcia nazionale degli amministratori sotto tiro.

 GRAZIE ad Avviso pubblico, per avere scelto Polistena, città-simbolo delle lotte per l'affermazione dei diritti, per il riscatto e l'emancipazione dei lavoratori della Piana di Gioia Tauro.

 Polistena, città di tante battaglie contro la ndrangheta. Molti anni fa questo municipio, luogo dove oggi si celebra la più alta espressione della democrazia cittadina, venne costruito dopo una battaglia a muso duro.

Correvano gli anni 80, quando nonostante attentati sul cantiere di lavoro, il Comune, che si trova qui a pochi passi da noi, venne completato e innalzato ugualmente stabilendo la vittoria della comunità onestà e della democrazia sulle forze mafiose.

 Polistena, città dove si pratica concretamente antimafia sociale e culturale, dove istituzioni locali, associazioni, cooperative, Chiesa, sono saldamente alleate per mantenere viva, attuale, presente la necessità di contrastare le mafie partendo dal basso, con attività ed iniziative che coinvolgono direttamente giovani e società civile.

 Polistena città dove l'Amministrazione Comunale non delega ad altri il compito di fronteggiare a viso aperto la ndrangheta. Non solo attraverso atti, dovuti e necessari, come la costituzione di parte civile del comune nei processi di mafia, ma soprattutto allontanando i criminali dall'agone politico, un po' che è quello che chiediamo anche quest'oggi a tutta la politica. Allontanare con coraggio dai propri contesti, personaggi ambigui, affaristi, collusi, in puzza di mafia.

 Anni fa nel corso di una imponente manifestazione a Polistena che ha fatto seguito a pesanti intimidazioni, abbiamo riscritto la toponomastica comunale ed intitolato tantissime vie e piazze alle vittime di mafie anche nei luoghi dove abitano e risiedono famiglie mafiose. Così a Polistena nascono vie intitolate a Giuseppe Impastato, a Ilaria Alpi, a Giuseppe Alfano, a Don Pino Puglisi, a Giorgio Ambrosoli, a Nini Cassarà, a Giovanni Falcone, a Paolo Borsellino, a Rosario Livatino, al Giudice Scopelliti. Questa Piazza dove oggi ci troviamo si chiama 21 marzo, nome che rievoca l'evento promosso a primavera da Libera in memoria delle vittime di mafia.

 Su tutti, vorrei oggi ricordare, perché è da poco ricorso il 36 anniversario della morte, due nomi calabresi: Giannino Lo Sardo e Peppe Valarioti, giovani valenti dirigenti dell'allora Partito Comunista Italiano, uccisi dalla ndrangheta nel giugno 1980 a Cetraro e Rosarno, ad appena dieci giorni di distanza l'uno dall'altro.

 La Calabria, terra nella quale oggi Avviso Pubblico ha deciso di esserci, vanta il triste primato per numero di intimidazioni ad amministratori. La Marcia degli amministratori sotto tiro, è però la marcia di tutti, delle persone normali, dei cittadini minacciati, degli imprenditori e commercianti taglieggiati dall'usura e dal racket, di uomini e donne e bambini sotto scorta, di magistrati in trincea, dei giovani senza speranza, dei lavoratori precari, dei disoccupati, dei migranti. E' la marcia di Tutti…Ed oggi siamo in migliaia. Ci siamo e dobbiamo continuare ad esserci perché la lotta alle mafie ed alla corruzione deve essere battaglia comune a tutti.

 Siamo convinti che non basta professare la difesa della legalità come rito formale. Al rispetto delle regole va affiancata l'opzione strategica contro le mafie, ovvero una battaglia per la legalità sostanziale che è battaglia culturale innanzi tutto e si fonda sui comportamenti di ognuno, sul dovere di respingere culturalmente i mafiosi e la mafiosità.

 Occorre cioè coltivare una sorta di ideologia dell'antimafia che ci suona il campanello ogni giorno sui pericoli, i danni economici, le violenze che stanno dietro ogni organizzazione criminale anche quando non si manifestano platealmente. Comprendere sin da subito che la lotta alle mafie è lotta per difendere la dignità di persona di ognuno di noi. E' lotta sociale. Il mezzogiorno non sarà mai libero dalle mafie senza un piano per il lavoro, per il rilancio dell'occupazione, per il contrasto alle povertà, senza una sanità pubblica di qualità, senza un'istruzione gratuita per tutti. Fino ad allora sarà deserto o terra di conquista dove i Sindaci quando va bene, sono le prime linee dello Stato ma senza armi per combattere i problemi ed il disagio sociale.

 Ovunque i Sindaci, gli amministratori locali in genere, non hanno immunità, non godono di impunità o privilegi, non hanno lauti stipendi, sono sottoposti alle leggi come giustamente la Costituzione stabilisce, e ne sono tenuti al rispetto siano esse giuste o sbagliate, comprese le leggi che istituiscono tributi, doveri e divieti.

 I Comuni hanno sempre meno risorse. Le politiche di tagli agli enti locali dagli anni novanta ad oggi, appesantite dai Governi di questi ultimi anni, hanno impoverito i comuni, sottraendo risorse all'economia locale ed ai territori. Un impoverimento traumatico che indebolisce il ruolo dei Comuni, specie al Sud, quali storici punti di riferimento per i cittadini, quali presidi di rappresentanza democratica, quali articolazioni territoriali indispensabili, quali primi presidi dello Stato sul territorio.

 I Sindaci appaiono come i luogotenenti del Regno, che impongono tasse e balzelli spesso in cambio di servizi scadenti, come in vaste aree della Calabria, regione in cui tante cose non funzionano. Qui in Calabria si stanno portando avanti meccanicamente e nell'indifferenza disegni di privatizzazione del ciclo dei rifiuti e dell'acqua nonostante la ferma opposizione di tantissimi Sindaci. Si sappia, tutto questo in Calabria significherà dare mano libera agli appetiti della ndrangheta. I fatti di Rosarno, Gioiosa Jonica, dove di recente sono stati bruciati mezzi per la raccolta dell'immondizia sono solo alcune avvisaglie che confermano quanto stiamo dicendo.

 Declassare, non coinvolgere, delegittimare i comuni, significa allontanare la gente dallo Stato e deviarla verso le organizzazioni mafiose, che vivono di consenso sul ricatto quotidiano, attirano le persone in cambio di denaro prestato a caro prezzo, o di un posto di lavoro precario senza contratto fondato sullo sfruttamento, o peggio si offrono per risolvere la piccola lite di strada. Tutte cose che richiedono in cambio, a chi le riceve, rispetto e devozione per tutta la vita.

 Ecco perché Sindaci e amministratori onesti non vanno lasciati soli. Schemi rituali e passerelle non servono. Riforme come quelle costituzionali peggiorano rappresentatività, ruoli e funzioni degli enti territoriali, indeboliscono i Sindaci più di quanto non lo siano già.

 Da molto tempo pezzi dello Stato hanno smarrito il senso stesso della nostra Costituzione, laddove invece all'articolo 2 sta scritto che "la solidarietà politica è un dovere inderogabile".

 La "Solidarietà politica" che oggi stiamo ricevendo qui, a Polistena, grazie ad Avviso Pubblico è tutto l'opposto di quanto accade ogni giorno nelle dinamiche politiche ed istituzionali che muovono il Paese.

 I Sindaci e gli amministratori, sotto tiro o meno, hanno bisogno di operare nella pienezza delle funzioni e nella legittimità che la Costituzione italiana assegna loro, sui rispettivi territori con compiti onerosi di raccordo tra singole comunità, cittadini ed altre istituzioni dello Stato.

 Anche in nome dunque della nostra Costituzione, noi oggi ci ritroviamo qui, a Polistena, e pomeriggio saremo a Gioiosa jonica, determinati a proseguire nelle nostre battaglie per l'affermazione dei diritti, della democrazia, contrastando ogni forma di mafia, lottando la corruzione, continuando cioè ad onorare il nostro mandato fino in fondo, dando coraggio ai cittadini minacciati ed intimiditi che hanno bisogno del nostro sostegno e della nostra presenza.

 Pur sentendoci ancora soli, noi andiamo avanti perché abbiamo già scelto. E seguendo quell'icona rivoluzionaria di Giuseppe Di Vittorio che insegnava ai braccianti calabresi "di non levarsi mai il cappello dinanzi ai padroni", e ripercorrendo le parole di Giovanni Falcone, secondo il quale "chi tace e piega la testa muore ogni volta che lo fa", noi lo ribadiamo ancora. Noi, di fronte alle mafie, scegliamo di non tacere, scegliamo di non levarci il cappello, scegliamo di stare sguardo in avanti e testa alta.

BENVENUTI A POLISTENA

Michele Tripodi

 Sindaco di Polistena

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al 24-06-2016
Luogo: Vie cittadine